Consulenza tecnica, strumento di prova o di verifica?

In via generale  la consulenza tecnica d’ufficio, pur essendo esperibile su iniziativa diretta del giudice, non costituisce un mezzo di prova, ma solo uno strumento di controllo dei fatti portati a sua conoscenza dalle parti.

In alcuni casi, tuttavia, senza che ciò comporti il venir meno dell’onere probatorio incombente a carico delle parti in causa, può accadere che anche la consulenza tecnica d’ufficio possa (in sostanza) divenire una fonte di prova: ci si riferisce, ad esempio, al caso in cui occorre accertare fatti o circostanze rilevabili solo attraverso il ricorso a determinate cognizioni tecniche, quali ad esempio un’analisi di bilancio piuttosto che una verifica su determinati materiali.

Ne consegue che non può essere accolta dal giudice una richiesta di consulenza tecnica d’ufficio qualora la stessa abbia un mero fine esplorativo.

E’ pur sempre necessario infatti che la richiesta di CTU si supportata da elementi di fatto che portino il giudice a considerare necessaria la consulenza, per approfondire quanto già dimostrato anche solo parzialmente dalle parti.

Peraltro si ritiene che, una volta effettuata la consulenza tecnica, il giudice che intenda discostarsi da quelle risultanze, debba necessariamente motivare il proprio dissenso rispetto a quanto stabilito dal CTU, valutando tutti gli elementi sottoposti al suo esame.

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