Posizioni organizzative, referenti, responsabili e delegati

Le nomine di dipendenti  quali “referenti”, “delegati” o “responsabili” a vari fini rientrano nel concetto di assegnazione di “posizioni organizzative”.

Se nel settore pubblico il tema è da tempo dibattuto, nel settore privato la questione è maggiormente dibattuta.

Ad eccezione dei casi in cui è la legge stessa a prevedere l’accettazione della delega/incarico da parte del dipendente (come nel caso della delega alla sicurezza), in generale si può dire che il conferimento di “posizioni organizzative” rappresenti, di fatto, una estrinsecazione del potere direttivo del datore che, in tal modo specifica, le mansioni esigibili dal dipendente.

Si ritiene, quindi, che quando gli incarichi incarichi assegnati sono compatibili con le mansioni proprie della categoria del CCNL attribuita al lavoratore, il lavoratore non possa rifiutare l’assegnazione.

E’ infatti il datore, nell’ambito del potere gerarchico ed organizzativo, a determinare le mansioni del dipendente, nel rispetto dell’art. 2103 c.c., e qualora il datore rispetti i limiti imposti dalla legge il lavoratore è tenuto a conformarsi alle direttive impartite.

Allo stesso modo, il dipendente non potrà “abbandonare” d’emblée la posizione precedentemente attribuita, salvo che non riferisca (e documenti) motivazioni che, nell’ambito di un’esecuzione del contratto di lavoro in buona fede, rendano opportuna una riduzione delle mansioni (motivi di salute o gravi motivi personali che rendano impossibile lo svolgimento).

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